Come prendere l’onda

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Certamente un non addetto ai lavori potrebbe pensare che il surf preveda soltanto uno stile, ossia quello di cavalcare l’onda come meglio si può. In realtà le cose sono più complicate di così. Esistono diversi stili di surf. Innanzitutto bisogna dire che ci sono due modi differenti di prendere l’onda, che poi è l’inizio di tutto. Il classico vede il surfista sdraiato che nuota con il ventre sulla tavola, perpendicolare all’onda in direzione della spiaggia. Il momento forse più delicato è rappresentato dall’alzata in pedi sulla tavola da parte del surfista che deve scegliere con estrema precisione quando farlo. E di solito ciò avviene quando la tavola inizia a scivolare autonomamente. In quel momento preciso il surfista, dopo essersi alzato, brandisce la tavola con entrambe le mani e si alza con un unico movimento, definito in gergo take off. Come si diceva si tratta di una fase molto delicata che lo diventa ancor di più se le onde da affrontare sono particolarmente imponenti e, magari, anche ripide: ritardare la scelta dei tempi potrebbe causare la caduta dentro il ventre dell’onda con conseguenze anche pesanti per lo stesso surfer. Incidenti di questo tipo, infatti, possono generare infortuni anche gravi, soprattutto se siamo in presenza di bassi fondali corallini e onde che superano i 4 metri di altezza.

Un’altra tecnica per prendere l’onda consiste nel farsi trainare da una moto d’acqua. In questo caso la tavola viene modificata e le vengono applicati due supporti che consentono di mantenere saldi i piedi, e il surfista viene trascinato con una tecnica che può essere paragonata, per intenderci, a quella dello sci nautico. Una volta acquisita velocità sufficiente il surfista abbandona la fune che lo traina e inizia a cavalcare l’onda. Questa tecnica viene utilizzata sulle onde considerate “giganti”, e che hanno una densità d’acqua, ma soprattutto una velocità tale da sconsigliare di utilizzare il take off.